Memorie d'altri

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    MEMORIE D'ALTRI
     
    Le giornate scorrono lente, mutevoli, a volte ferme, esasperanti, scandite dall'odore pungente dei campi, dal pallido sole del mattino. Guardano oltre l'uliveto,  immaginando strade, tronchi, foglie, volti, sfumature, frutti, rumori, silenzi. Inseguendoli immobili. Lì, nel luogo in cui il destino ha voluto. 
     
    Non so da quanto tempo sono qui, ma so di certo che ho vissuto molte vite, ascoltato tante storie.
     
    Ricordo l'odore dello zabaione, delicato, morbido. Usciva di corsa dalla  cameretta per raggiungere la cucina. La nonna le porgeva il bicchiere, le si illuminavano gli occhi. Iniziava così, la mia era la loro giornata. 
     
    Odore di tabacco misto a sudore. Lentamente riempiva la  pipa davanti al camino ardente, un legnetto tra le mani, il suo passatempo. Jazz nell'aria. Una sedia libera accanto. Vuoto. Il giradischi spento. So che ora vive in città, solo.
     
    Passi frenetici, salivano e scendevano nervosamente, lacerandomi. La sala era il luogo ottimale per vomitare addosso tutti i rancori. Li ho subiti per anni. Ho ancora i loro segni.
     
    Correvano davanti al cortile. L'altalena li aspettava pronta ad amplificare le risa.  Talvolta fanno ritorno, contemplano nostalgici. I loro volti non hanno ingenuità. Quasi cadente spero. Voltano le spalle sospiranti. Non torneranno.