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TeatroBalocco nasce da un’idea di Silvia Testa e Maura Esposito nel 2008 a Torino, lungo le sponde del fiume Po.
Entrambe diplomate all’ Accademia di Belle Arti, in Grafica d’Arte, Scenografia e New Media, avviano il loro progetto artistico tra Torino, Milano e la Sardegna, loro luogo d’origine.
La diff… Read More
TeatroBalocco nasce da un’idea di Silvia Testa e Maura Esposito nel 2008 a Torino, lungo le sponde del fiume Po.
Entrambe diplomate all’ Accademia di Belle Arti, in Grafica d’Arte, Scenografia e New Media, avviano il loro progetto artistico tra Torino, Milano e la Sardegna, loro luogo d’origine.
La difficoltà di aderire ad una sola etichetta fa si che la loro ricerca orbiti intorno ai più svariati mondi del collage, dell’immagine, del video e della scrittura, fino ad approdare alla realizzazione di piccoli libri di cui curano tutto il processo produttivo, dalla scrittura, all'illustrazione fino alla rilegatura e alla realizzazione delle copertine.
Le Edizioni TeatroBalocco nascono dalla passione comune per il libro in tutte le sue parti e dalla necessità di unire i loro immaginari donandogli una dimora di carta in cui immagine e parola
possano incontrarsi e contaminarsi.



TeatroBalocco was born in Turin from an idea of
Maura Esposito and Silvia Testa in 2008, along Po
river banks.
Both degreed at Academy of Fine Arts,
specialized in Graphic, Scenography and in
New Media, they start up their art project between
Turin, Milan and Sardinia, their home island.
Their difficulty of being targeted made their research
focused on different medias such as images, collages, videos
and writing.

TeatroBalocco Publishing was born from the
common passion for books in each component of
them, and the need to join their imaginaries, giving
them a home on paper where images and words can
meet and contaminate each
others.
The research of images for collages, the poetry and
the language, the paper choice and the intention to
realize all the book production process, from the writing, to the illustrations till the binding, responds to
the desire to create
and object, a book, accurate in each aspects, not
only to read, but to observe, to thumb, to touch as an
art object.


TESTO CRITICO DI ERIKA LACAVA

TeatroBalocco, un organismo multiforme
Il lavoro in coppia ha sempre un fascino singolare, specie quando il connubio è artistico. TeatroBalocco raddoppia questo connubio scegliendo un titolo della mostra al singolare: “Je l’ai écrit dans – Io l’ho scritto dentro” non parla di un noi, ma di un io.
TeatroBalocco è un duo composto da Maura Esposito e Silvia Testa, coppia inseparabile fin dall’infanzia, cresciuta in un unico immaginario che lentamente ha preso il predominio sulle loro individualità artistiche e ha preteso un nome nuovo che le potesse racchiudere. TeatroBalocco è un’unione d’intenti, un’affinità non solo creativa. Maura e Silvia agiscono come un essere unico che crea e pensa secondo una logica sola, come due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa personalità.
Le ho osservate a lungo, in mostra, nel loro lavoro di allestimento. Si confrontavano a bassa voce, procedendo per aggiustamenti e ridefinizioni, con un occhio critico e clinico, aggiungendo un pezzo dopo l’altro fino al raggiungimento dell’unità compositiva. Senza un ordine predeterminato fin dall’inizio, e senza mai che fosse una sola a prendere la decisione finale. Sempre in confronto, in dialogo aperto, portando le individualità di ognuna e le differenze di prospettive, restando in attesa fino alla completa accettazione da parte dell’altra, senza alcuna prevaricazione. E senza alcun risultato, se l’altra non era convinta. Come un uccello che non vola se non ha entrambe le ali ben salde, restavano lì, appoggiate a una domanda, fino a che entrambe potevano darle la stessa risposta.
Ogni istanza individuale viene inglobata e digerita da questo essere collettivo che è TeatroBalocco, capace di generare qualcosa di nuovo a partire da due. Da 7 anni TeatroBalocco si muove con progetti diversi, dalle mostre ai laboratori, in un connubio fertile ed esplosivo. I soggetti sono organi umani, organismi unicellulari, alghe, pesci, astronauti, robot, mongolfiere, bambini. Un essere con il corpo di David, con la testa da scimmia. Questo il personaggio simbolico per eccellenza del loro immaginario, l’unione della bellezza artistica indiscussa e dell’essere umano primordiale, tanto che per un tratto del loro percorso Silvia e Maura si sono firmate adottandone il cognome. Capitan Magenta, capitano dell’antica nave dei folli incaricato non di portare al largo le persone ritenute affette da follia, ma al contrario di salvarle, di riportarle in città, perché queste ritornino a vivere con quel pizzico di sale che senza la follia è negato. Capitan Magenta è il loro padre elettivo, presente in mostra con un video in cui narra la sua storia e che diventa la voce narrante di tutta la mostra.
Con Capitan Magenta ci si accosta al particolare elogio della follia, in TeatroBalocco, come parte irrazionale che è presente in noi, da salvaguardare e proteggere dallo strapotere della ragione, della razionalità e del reale. La maggior parte delle opere di TeatroBalocco sono realizzate con un procedimento simile alla negazione della razionalità per eccellenza, gli accostamenti di immagini che il Surrealismo denomina “cadavre exquis” nella composizione “Il cadavere eccellente berrà il vino novello”. Gli elementi di TeatroBalocco sono pescati come da un cilindro e assemblati pezzo a pezzo fino a costituire un’unità. È un procedimento per aggiunta, per crescita, come un organismo che con il tempo prende forma, magari inaspettata e differente rispetto al punto iniziale, ma che alla fine acquisisce un suo equilibrio formale, una bellezza intrinseca. Ogni composizione è un mondo che si apre e in cui perdersi dentro, in cui perdere l’orientamento e tuffarsi nelle immagini di un sogno, dove i razzi nuotano tra le alghe e gli astronauti camminano sul fondo del mare.
La radice dell’intero lavoro è la ricerca del nuovo, la sovrapposizione di piani di significato differenti che confluiscono in un significato nuovo e originale. Parafrasando la distinzione tra significato e significante di sausurriana memoria, il significato primo delle immagini, come quello delle parole, viene aperto e sezionato per tenere solo, come un guscio, il significante, che va a interagire con gli altri significanti per dare vita a un significato nuovo e differente. Le immagini, nelle opere di TeatroBalocco, svolgono questa funzione di puri significanti, a cui un nuovo significato viene “donato” nella composizione finale per accostamento inaspettato con gli altri.
Lo straniamento dei significati, degli oggetti, si fa tutt’uno con lo straniamento del tempo e dello spazio in due libri paradigmatici del percorso di TeatroBalocco, “Lo strano potere dell’assenza” e “Comment j’ai deja lu”. Il primo, adottando piani temporali differenti e attraverso fotografie digitali, stampate su acetato e successivamente impresse in camera oscura, ripercorre avvenimenti epocali della nostra storia, dalle grandi scoperte ai deragliamenti dei treni. La seconda mescolando, come un cartografo distratto, le vie e i quartieri delle città in un détournement di stampo situazionista che ci rivela, in un temporaneo oblio dei percorsi e delle strade abituali, il fascino inaspettato delle città.
Le diverse declinazioni del lavoro di TeatroBalocco mantengono un’unità di significato profonda, sia che il gioco si trasformi in collage - abilissimi assemblaggi digitali o mirabolanti ritagli da carta o da vecchie fotografie - sia che prenda forme più insolite, dalla creazione dei caratteri mobili, al loro stesso impiego nelle stampe, alla redazione e scrittura di veri e propri libri con le vecchie Olivetti Lettera 92 e Underwood 315, che imprimono sulla carta, a ogni lettera, il sapore e il peso degli anni. I libri vengono illustrati e imbastiti a mano con ago e filo, autenticati e marchiati con sigillo in ceralacca, elemento cardine delle ricerche estetiche di TeatroBalocco, inserito come timbro o come materia pittorica a nobilitare e antichizzare le composizioni.
L’effetto sorpresa per eccellenza lo danno i piccoli diorami in cui i collage bidimensionali vengono convertiti in teatrini allestiti all’interno di piccole scatole, in cui la tridimensionalità si rivela elemento in più da esplorare e ingrediente magico per una fruizione ancora più intensa dell’opera. Tratto estetico comune a tutti i lavori è un particolare gusto retrò, che attinge a carta da parati, foto d’epoca, cornici vintage per ricreare un qui ed ora in stile pop, che risulta alieno ad ogni dimensione. Il risultato è caleidoscopico, straniante, sorprendente come un viaggio in un paese delle meraviglie, ventimila leghe sotto i mari, in cui un io-robot fronteggia un’invasione degli ultracorpi sul pianeta delle scimmie e in cui tutti i libri letti nell’infanzia e nell’adolescenza, accumulati negli angoli della memoria, sembrano mescolarsi e riapparire in un mondo parallelo.
Erika Lacava

TESTO CRITICO DI LAURA GHIRLANDETTI
“poeticamente raffinato” vedi alla voce “Teatro Balocco”

Le creazioni artistico-artigianali di Maura Esposito e Silvia Testa, duo rinominatosi Teatro Balocco a Torino nel 2008, pescano nell'immaginario smisurato aperto originariamente dalla corrente artistica del Dadaismo, e dal movimento Surrealista.
Un'atmosfera immaginifica da sogno più o meno rassicurante.
L'accostamento inaspettato, spiazzante, ma al tempo stesso misurato nella sua eleganza estetica, è rivelatore di più significati impliciti in ogni loro opera: collages-illustrazioni, libri, e scatole che diventano dei veri e propri piccoli teatri.
un'amosfera sospesa, misteriosa, e profondamente raffinata emerge dal cesello e dalla cura di ogni immagine, che dialoga profondamente con la parola, spesso evocativa e poetica, dei titoli o del testo di un libro.
La perizia della composizione rinvia agli anni Cinquanta del Novecento, ma l'intenzione è quella di annullare il tempo in una sospensione cristalizzata al servizio dell'immaginazione.
Nulla è lasciato al caso, eppure è l'accostamento fortuito che genera la complessità e il fascino di queste immagini, una deflagrazione che ci colpisce, ma come un'esplosione al ralenti con sottofondo musica barocca: un caos organizzato molto bene, di cui inconsciamente conosciamo già la partitura.
E quello che si crea è domanda, e coinvolgimento.
Le loro opere sono piccole nel formato, e di tiratura limitatissima; lavori perlopiù fatti a mano, con estrema cura.
I libri sono creati utilizzando le vecchie macchine da scrivere, una Olivetti Lettera 92 e una Underwood 315, che saranno entrambe esposte in mostra.
Il sapore e la modalità di lavoro è d'altri tempi, forse per ricordare che la profondità sta nella concentrazione e attenzione del dettaglio, che proprio dal dettaglio, dal lavoro minuzioso, dal "piccolissimo", si spalancano poi scenari e possibilità dimenticate.
Per questo, Teatro Balocco è forse pioniere di un risveglio basato sulle corde di un'intensità psichico-emotiva profonda, che riesce a far leva grazie alla complessa bellezza -fatta di dettagli e cura- che riesce ad orchestrare.
Succede che allora, da un'immagine molto piccola, da un testo un pò enigmatico, sicuramente poetico, saremo scossi, catturati, e interrogati come da un effetto speciale inaspettato, un 3D visto dall'anima.

Laura Ghirlandetti


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