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Kandinskij, nelle sue opere, espone le sue teorie sull'uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d'arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un "effetto fisico", superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; e un "effetto psichico", dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell'uomo) attraverso cui il colore raggiunge l'anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Il blu è il colore del cielo, è profondo; se è intenso suggerisce quiete, se tende al nero è fortemente drammatico, pesante. In genere è associato al suono del violoncello. Il verde è assoluta mobilità in una assoluta quiete, fa annoiare, suggerisce opulenza, compiacimento, è una quiete appagata. Appena vira verso il giallo acquista energia, giocosità. Con il blu diventa pensieroso. Gli appartengono i toni ampi, caldi, semigravi del violino. Il viola è instabile, difficile. Suscita il dubbio e l'ambiguo, complicato da gestire nella fascia intermedia tra rosso e blu. È paragonabile al corno inglese, al fagotto. Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto. L'energia del rosso è consapevole, mobile ma controllabile. Più è chiaro e tendente al giallo, più ha vitalità, energia. Il rosso scuro è più meditativo. È paragonato al suono di una tuba e al rullo del tamburo. Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un'irrazionalità cieca; Il giallo è il canto del gallo, il raggio di sole, la leggerezza. Viene paragonato allo squillo di una tromba o al suono di una fanfara. “È come un pezzo di ghiaccio dentro cui brucia una fiamma” Wassily Kandinskij Nell’istante silenzioso del blu, nella calma del ceruleo, nell’orizzontalità del plumbeo, nella fermezza mobile dello spettro dello smeriglio, nasce una forma. Viene presa, sospinta da una melodia, trascinata verso l’alto da una diagonale sonoramente muta e, rimanendo appesa al colore e al pensiero risveglia l’istante del moto. Il momento della partenza, quando la forza da intuito tramuta in atto e scroscia nelle vertebre per uscire dagli occhi. Da questa prima immagine Carola Ducoli comincia a dipingere una narrazione di superfici e guizzi: come una fiammella ha una cornice e un cuore, così le opere rivelano uno spazio e un corpo. Pause cromatiche nelle quali avviene un istante di mossa rivoluzione. Qualsiasi sfumatura di colore non è solo portatrice di proprietà fisiche, ma racchiude un racconto sonoro, nervoso e di sensazioni; il passaggio di sole tre tinte può descrivere la genesi, lo svolgimento e la fine della storia di un uomo. Il colore, ovvero luce che riflette differentemente a seconda delle superfici che incontra e che viene di conseguenza avvertita dall’occhio, è in grado di sprigionare reazioni inconsce, far nascere aberrazioni percettive e mutare sensazioni, mescolando fisica e psiche. Per Kandinskij il pigmento è un’intensa narrazione sensoriale, ne avverte infatti una musicalità, una fisicità, e una direzione, Carola Ducoli ne cerca il movimento. Nelle opere, infatti, viene mostrata una democratica assemblea di diverse voci che dialogano poeticamente: spazio, corpo e suono. L’artista immerge un corpo, un’essenza mobile nella radice cromatica pregna del suo portato di significati e spunti, rendendo visibile l’eviscerazione del movimento cromatico, composto da rette, curve e punti. Nel rumore silenzioso del colore la danzatrice Noemi Bresciani segue un violino inesistente, un contrabbasso lontano o una percussione nascosta, lasciando che gli scatti creino un racconto di viscere e sensazioni. La pelle accarezza l’ambiente in una pennellata precisa, racchiudendo accenti interni che concludono l’aritmia in una puntualità, e a far vibrare l’istante interviene una nube, o una cascata, o un rotolio pulviscolare che raccoglie il movimento e lo corona. La figura si alza e danza. Balla la vastità prona del blu, la tensione svelta del verde, la sospensione del viola, il ricadere profondo del rosso, e l’elettricità del giallo. Maddalena Oriani Vasilij Vasil’evič Kandinskij – Il Progetto Vasilij Vasil’evič Kandinskij non ha una sola voce: in una rincorsa di ispirazioni e stimoli da monologo si è trasformato in unisono. Il primo istinto alla creazione è arrivato dalla sensibilità della fotografa Carola Ducoli, che, suggestionata dal lavoro della personalità molteplice dell’artista russo e di un suo brusco risveglio, ha catturato una serie di istanti di colore e movimento. Le opere, una volta realizzate, hanno suggerito l’esistenza di un mondo che poteva, e doveva, essere espresso da arti differenti: racchiudono, infatti, un suono, una frazione di movimento, una narrazione e una materia. La continua comunicazione delle immagini con altri codici ha fatto in modo che Carola Ducoli si avvicinasse a disparate sensibilità per proseguire e approfondire la ricerca iniziata: le voci si moltiplicano coinvolgendo una coreografia, una composizione musicale, un video e un abito d’arte. Noemi Bresciani, danzatrice e modella nelle opere, ha creato un assolo di teatrodanza, generato dalle fondamenta, dal concetto e dal racconto iniziato assieme alla fotografa attraverso gli scatti. In collaborazione con Federico Branca e Filippo Cuomo Ulloa, di Wasabi Produzioni, sono state composte tracce per la performance di Noemi Bresciani, interpretando le sonorità cromatiche suggerite dagli studi di Kandinskij, così da creare un’unica sinfonia, un delirio di sonorità che descrivono ogni peculiarità di ciascun colore: gli ampi riverberi di chitarra elettrica per il blu, i suoni misteriosi, serpeggianti ed ammalianti del verde, la confusione psichedelica del viola, l’intenso tepore e tumulto africano del rosso, fino alla scarica elettrica, acuta e luminosa del giallo. In seguito Alberto Sansone, ottimo regista, ha realizzato un video in relazione alla ricerca, un prolugamento della serie fotografica, che vede Noemi Bresciani, entrata silenziosamente nel bianco, realizzare la coreografia sulla composizione sonora creata ad hoc. Durante lo scorrere dei secondi, il limbo viene gradualmente pennellato dai cinque colori, la danzatrice è immersa nelle diverse campiture, che dolcemente o bruscamente penetrano l’una nell’altra permettendo allo spettatore di assimilare, oltre che la loro diversità, anche il loro confondersi. Infine, grazie all’arte di Maddalena Oriani, Giulia Alvaro e Margherita Platè, è stato creato l’abito per l’assolo danzato. Il suo tessuto è di un bianco sabbia, leggero e duttile nel movimento, quanto scultoreo e pieno di forme, a renderlo vivo sono nuvole di pigmento colorate che si animano grazie alla danza di Noemi Bresciani durante la performance. Il progetto Vasilij Vasilievich Kandinskij è un coro di sensibilità differenti tese ad esprimere un unico concetto e ad approfondire una ricerca dettata da arte e poesia, sottolinea quanto diverse energie possano generare macrocosmi infinti e quanto il processo creativo sia condivisione, pathos, entusiasmo, comunicazione ed interazione. Maddalena Oriani Read Less
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