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L’idea attorno al quale è nato questo progetto viene dalle continue riflessioni che emergono sul tema del design nella società post-industriale. … Read More
L’idea attorno al quale è nato questo progetto viene dalle continue riflessioni che emergono sul tema del design nella società post-industriale. La recente crisi economica e l’attenzione verso la sostenibilità sono stati infatti il pretesto per accendere numerosi dibattiti sul tema del “design fatto a mano”. Il progetto “Recession Design”, il libro “Futuro Artigiano”, il “movimento per la decrescita felice”, i numerosi siti sul design” Fai da te” come “Instructables”, il successo del bricolage, il fermento del design autoprodotto, sono solo alcuni esempi che ci fanno percepire la portata di questo fenomeno. Ci troviamo a vivere in un contesto nel quale vediamo crescere insicurezza e paura, sentimenti che gli eventi politici e sociali degli ultimi anni hanno alimentato. Le costanti emergenze ambientali non fanno che accrescere questo stato di malessere che finisce per investire tutti gli aspetti della nostra esistenza e delle comunità nelle quali viviamo. In questo scenario le nuove tecnologie sono spesso presentate come una soluzione praticabile, attraverso la possibilità di tradurre in “immaterialità” la materialità degli oggetti, riducendo consumi, scarti, impatto ambientale e incrementando efficienza e potenzialità. Tuttavia proprio in questi tempi la materialità, il corpo e il contatto umano costituiscono un antidoto all’ansia cui è difficile rinunciare. Viviamo inoltre nella società della conoscenza e della tecnologia digitale e il sistema economico e produttivo occidentale è basato sempre più su valori immateriali: la nostra materialità l’abbiamo “esportata” nei paesi in via di sviluppo o di recente industrializzazione. Tuttavia, in questo modo stiamo rischiando di perdere quelle forme di cultura del fare, legate alla materia e tramandate attraverso l’esperienza, che hanno dato vita a preziosi giacimenti culturali e ambientali. È come se stessimo coltivando una forma di fobia nei confronti della materia che ci si è rivoltata contro e cerchiamo di allontanare e annullare. Persino l’estetica del design italiano nei ultimi anni denuncia questo modo di sentire attraverso un minimalismo estremizzato, l’assenza del colore e l’essenzialità delle forme. Così, il progetto Mastrodomo si oppone al design globale, raccontando e facendo percepire il valore del saper fare manuale attraverso l’esperienza diretta dell’utente. Fare con le proprie mani significa essere il creatore, l’artefice, colui che da vita e quindi godere di un’immensa gratificazione alla nascita della sua creatura. Ognuno di noi, è giusto che trovi appagamento nel creare qualcosa con le proprie mani. Read Less
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