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Il tema dell'esercitazione consiste nel progettare un tratto del raddoppio del GrandeRaccordo Anulare di Roma: disegnare un nuovo tipo di infrastruttura da considerare come una parkway e nello stesso tempo come un insediamento urbano.
Un nuovo GRA per innestare nuove espansioni della città? No, per legarla con un muro inespandibile. Gli insediamenti puntuali sono stati localizzati lungol'infrastruttura nei punti meno edificati. L'incontro tra le due necessità dell'abitare e del vivere nelle lunghe distanze esplode in un conflitto che muta il paesaggio bucolico. Il muro d'asfalto viene sradicato, sollevato,mentre col proprio peso comprime il tessuto insediativo originariamente regolare a maglia ortogonale; stritola la rete, schiaccia i volumi che s'innalzano nella periferia dell'evento. Al di sotto delle carreggiate resta la ferita sanguinante, a monumento di questo violento strappo.
In seguito iniziano a solcarsi i percorsi, le vie, che si diramano dal luogo più debole: il punto dove la tenera infrastruttura vince sull'abitare. Lente gradonate accolgono gli abitanti che si muovono sulla ferita, sedendo sulle schegge; da lì sotto sbocca l'anello metropolitano piegatosi all'uomo. Dei rigidi volumi orizzontali vengono infilzati nelle radici della strada. A questa viene concesso un sottostante spazio di sosta, di calma, nel quale sbarazzarsi del mezzo e scendere libero nell'insediamento: soltanto così è possibile accedervi. La strada, inoltre, viene sormontata da una schermatura a mo' di museruola, per ricordare anche a chi è soltanto di passaggio che quel tratto di via è diverso dai rimanenti: modificando la visione prospettica induce a guardarsi intorno, facendo leggere nell'architettura queste vicende, fino al confine oltre il quale si sarebbe stanchi.
Placato lo scontro si costruiscono una torre per lato, che siano in grado di accogliere ogni ceto sociale. Nelle laterali fasce boschive vengono eretti spazi per stare, pensare, incontrare, osservare: quattro vigorosi esemplari che si mimetizzano tra gli alberi.