Al di là
il LATO DEL CERCHIO - 11 APRILE 2020
Dov’è Via?, dove tutti i delusi, gli stanchi e i sognatori vogliono andare. È un luogo preciso, un paese, un mondo/universo? Quale invincibile speranza suggerisce che in uno spazio nuovo dovrebbe essere diverso altro, oltre al paesaggio? Che il nuovo non sia un luogo fisico bensì una condizione, via da uno status, via da una vita. Forse è semplicemente lontano, come se partire o meglio andarsene significasse ricominciare e non proseguire. Che sia l’uno o l’altro dev’essere difficile raggiungerlo poiché pochi decidono di prendere il via, e chi lo fa spesso torna deluso dalla ricerca della felicità, in quanto non è cosa facile da trovare casualmente. 
Seguivo con gli occhi il muro del pozzo fino a perdere lo sguardo nel buio umido. L’odore d’acqua profonda emergeva fresco dalla corrente in ascesa, e sporgendomi oltre la circonferenza del ciglio mi sentivo un ciuffo di parietaria in bilico sul vuoto tra un mattone e l’altro sopra. Bambino, dovevo appoggiare la pancia e staccare i piedi dal suolo per guardare giù, ora il pericolo di finire dentro quel piccolo buco era scongiurato, subentrava piuttosto il desiderio di infilarcisi per scoprire l’intimità di quel luogo riservato, protettivo più che claustrofobico. È lì dove vorrei andare via, nel ventre del pozzo in cui precipitavano tutte le mie fantasie infantili al costo di una moneta dei desideri. Quell’invisibile fondo vivo era la soglia per un luogo impenetrabile alle ansie, in cui l’immersione spogliava dal logorio e dalla pesantezza dell’atmosfera superficiale. Galleggiando nelle tenebre l’immensità fluiva sulla pelle rallentando la fretta dei gesti consueti, spegnendo la necessità di vedere, ed ogni suono giungeva ai pensieri attutito.
I tecnici erano entrati per drenare la falda dai detriti, e violando l’interno misterioso di quella vuota colonna avevano invaso il centro della mia trasgressione, inquinando per sempre quella via.



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