Spazio eterotopico

L’esposizione dal titolo “Spazio eterotopico” nasce da un’idea di Castrenze Ezio Fiorenza photographer, di voler sperimentare sempre spazi nuovi per esprimere la propria esigenza comunicativa. 
La sinergia tra le competenze fotografiche/grafiche e video ha dato  vita ad un esperimento multimediale che coniuga l’arte fotografica con l’arte filmica mediante l’oggetto simbolo della comunicazione rappresentato dal telefonino, odierno totem socio culturale. Esso diventa protagonista dell’evento poiché l’utente, mediante il proprio cellulare, attiva le misteriose finestre incorporate sulla destra dei dieci pannelli che compongono l’esposizione. Le finestre consentono di accedere a testi e a video.
Le immagini esposte non sono uno specchio che fedelmente duplica le apparenze, ma sono la formalizzazione di un insieme di entità esistenti nella realtà che nascono, vivono e muoiono in nuovo spazio riconfigurato, un “luogo non luogo”. 
Le immagini costruite dall’autore perseguono lo scopo di creare “altri processi comunicativi”, esprimenti il desiderio di trovare un diverso modo di coniugare realtà e fantasia, sfruttando tutte le nuove potenzialità messe a disposizione dall’interazione tra garfica e tecnologia digitale.
L’esposizione non è una semplice mostra fotografica, ma un evento multimediale a cascata, la cui fruizione si consuma in due tempi, scanditi dalla curiosità dell’utente.
Questi può andare oltre l’immagine del pannello ed esplorare le finestre, in una sorta di dialogo tra l’autore e il fruitore il cui ponte è rappresentato dall’uso del cellulare. Una fruizione bifronte immagini/movie che consente allo spettatore di recarsi oltre lo spazio statico del luogo per percorrere quello del “luogo non luogo”.
Il mondo delle immagini non cessa di appassionarci e di stupirci con la sua inesauribile capacità di rappresentare, commentare e illustrare la complessa realtà dell’uomo nella sua contemporaneità. Il fine di questo approccio è quello di rendere vive le preziose  porte aperte su realtà conosciute/sconosciute, di riflettere sulla consistenza trasognante della rappresentazione umana attraverso la ricomposizione trasfigurata di “soggetti e luoghi” asincroni. Le proposte visive puntano lo sguardo sull’inesauribile “spettacolo” della scena umana. Esse continuano ad incrementare la nostra esperienza del mondo e a sviluppare il nostro senso critico. È sperimentazione di un genere plurimo, capace di annettere linguaggi diversi, di sacrificare il proprio sapere per ricostituire una nuova interezza.
L’autore crea “un luogo non luogo”, uno spazio eterotopico, termine che nasce da un concetto e da una definizione del filosofo francese Michel Foucault, secondo il quale in ogni società esistono luoghi reali dove trascorre la frenetica vita quotidiana, ma anche luoghi reali che funzionano come “contro-luoghi”, spazi privilegiati, sacri, dove il tempo assume connotazioni diverse.
Pietro Ales
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