Io abito qui?

Queste immagini sono frutto di un interrogativo di fondo che ha al suo centro proprio la questione dell'abitare. Nella storia del pensiero, essa ha in realtà avuto un ruolo marginale, trovandovi piena cittadinanza solo a partire dai grandi filosofi del '900. Il mio lavoro ha la pretesa di mostrare, invece, che per narrare di un luogo e della sua gente, dal suo essere stato abitato e dal suo abitare, non si possa prescindere. Le basi teoriche del mio lavoro affondano nel saggio di Martin Heidegger 'Costruire, abitare, pensare'. Un testo, questo, particolarmente significativo per il ruolo che la questione dell'abitare svolgerà nella storia stessa del pensiero. Caratteristica peculiare del filosofare heideggeriano è quella di lavorare, tramite il ricorso all'etimologia, sul significato originario di termini e concetti a cui la concezione comune ha attribuito sfumature di significati che non gli appartengono del tutto. Lo stesso termine abitare, ci fa notare Hiedegger, si è caricato nel tempo di significati relativi al costruire, al lavorare un terreno, così da renderlo, per l'appunto, abitabile. Il filosofo, in questo suo continuo decostruire termini e con essi concezioni comuni, lega l'abitare, in prima istanza, all'essere stesso dell'uomo. L'esserci che è l'uomo, per Heidegger, è già sempre in rapporto con il mondo. Un rapporto che si stabilisce e che si dà, nell'abitare. Questo fa sì che la crisi dell'abitare, che sperimentiamo nella maniera più immediata tramite il fenomeno della migrazione, sia in realtà una crisi dovuta alla nostra incapacità di imparare ad abitare questa terra.Proprio in quanto l'abitare e il migrare possono, in prima istanza, apparire come due opposti, tutto lo sforzo di Heidegger si gioca nel tentativo di strappare l'abitare da tutta la sfera semantica dell'avere, del possesso e della proprietà. Sinonimo dell'abitare è invece il concetto stesso dell'esistere, concetto che implica una dinamicità dell'esistenza che ogni volta esce da sé, in qualche modo da sé emerge e, ciclicamente, a sé fa ritorno. Questa condizione necessaria dell'esistere, che è la capacità di emergere da sé e a sé tornare, è data dalla condizione di estraneità originaria in cui, secondo il filosofo, ciascun essere vive e che lo spinge all'incessante tentativo di fare ritorno a casa, se un ritorno a casa è realmente mai possibile. Ma l'esistenza è tale perché, da questa estraneità previa, sempre tenta il ritorno a casa. L'abitare non può quindi mai essere statico ma è sempre una condizione di continuo ritorno.Su questa scia mi sono dato il compito di guardare a quella che considero essere la mia casa, con occhi diversi. Siamo e sono, o sarei mai potuto essere, un vero abitante senza prima aver migrato? Senza prima essere fuoriuscito da me, e dai luoghi della mia infanzia, per poi farvi ritorno? Scrive il filosofo in un passo particolarmente esemplificativo: 'Un ponte e un aeroporto, uno stadio e una centrale elettrica sono costruzioni, ma non abitazioni; così una stazione, un’autostrada, una diga, un mercato coperto sono costruzioni, ma non abitazioni. […] Il camionista è a casa propria sull’autostrada, e tuttavia questa non è il luogo dove alloggia; l’operaia è a casa propria nella filanda, ma non ha lì la sua abitazione; l’ingegnere che dirige la centrale elettrica vi si trova come a casa propria, però non vi abita'. Ho cercato dunque di raccontare la mia terra tramite la vita che essa ha visto passare e l'inevitabile segno che questa vi ha lasciato. Si abita veramente solo se si intrattiene con il mondo, e con le cose, un rapporto esistenziale, allora è possibile, attraverso i luoghi e le cose che li caratterizzano, raccontare almeno un po' della vita che quei luoghi ha abitato.




Leben

Fotografie
Natale Orsini

Testi
Natale Orsini
Silvia Carlesimo

Progetto Grafico
Gianluca Ciancaglini

Tipografia
Allianz typeface
di Gianluca Ciancaglini

Films
Kodak T-Max

©2019 Natale Orsini


Leben - Io abito qui?
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Progetto fotografico sulla questione dell'abitare, realizzato in analogico
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