ARTE POVERA DOMANI

L’Arte Povera e la sua trasmissione al futuro. La raccolta della memoria materiale e immateriale come strumento di tutela e conservazione delle opere di arte contemporanea.



Le opere di arte contemporanea, per loro stessa natura e per l’infinita varietà delle tecniche esecutive e dei materiali utilizzati, spesso non convenzionali, costituiscono oggi per il mondo della conservazione e del restauro uno dei temi di maggiore attualità. In particolare, preme la necessità di mettere a fuoco una metodologia di intervento specifica soprattutto per le opere che sono caratterizzate da una forte componente teorico/concettuale, che in qualità di installazioni ambientali hanno un aspetto variabile (che si adatta nel tempo ai diversi spazi espositivi) e che sono state realizzate con l’utilizzo
di materiali non necessariamente scelti o pensati per durare.
Le opere riferibili alla produzione del movimento Arte povera, che ebbe in Torino il suo centro propulsore ma che si trova, attualmente, rappresentato nei principali musei di arte contemporanea del mondo, sono da questo punto di vista esemplari.

In che modo è possibile garantire una loro corretta trasmissione al futuro? Quali strumenti possiamo introdurre e quali testimonianze dobbiamo preservare affinché le opere di Arte povera possano essere correttamente e pienamente fruite dai visitatori di oggi e di domani?



Un archivio digitale che racconta l’Arte Povera deve essere 
un archivio ridotto all’osso, riportato alle sue forme elementari.

Per questo motivo ci siamo ricollegati al concetto di scheda perforata, un supporto di registrazione in cui le informazioni venivano registrate sotto forma di perforazioni in codice. Prima di queste, gli archivi erano soltanto orali (tramite bobine magnetiche) o su supporti stampati. Le schede perforate, invece, sono lo strumento che ha permesso la possibilità di tramandare le informazioni sul digitale ma sono anche l’ultimo supporto materiale leggibile anche dell’uomo. Oltre alle informazioni scritte, utilizzando le schede perforate, era possibile archiviare anche immagini e suoni.

Lo stesso Alighiero Boetti andò a raccogliere sedici esponenti
dell’Arte Povera in un’opera conosciuta come “Manifesto 1967”: una stampa da 100x70 (cm) in cui ogni artista era presentato grazie alla combinazione di otto simboli, “perforature”. Questi vennero depositati presso un notaio e il loro significato rimane tutt’oggi segreto.

Potremmo pensare che nella pagina artisti del sito “Arte Povera Domani”, ad ogni nome sia collegata una legenda relativa agli elementi archiviati: foto, video, audio e documenti.

Un forte richiamo visivo al Manifesto di Boetti.




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