Tra realtà e illusione – Luigi Ghirri & Moebius



TRA REALTÀ E ILLUSIONE
LUIGI GHIRRI & MOEBIUS

La ricerca si pone l’obiettivo di rendere omaggio a due artisti, quali il fotografo italiano Luigi Ghirri e l’illustratore francese Jean Giraud, in arte Moebius, maestro del fantascientifico. Premesso che i due artisti presi in esame possano sembrare apparentemente poco affini, sia in termini di poetica che in termini di risultati finali del proprio operato, tale elaborato nasce proprio al fine di dimostrare l’esistenza di un filo conduttore che lega due mondi, due vissuti, due diverse interpretazioni di arte, due sguardi attenti a scrutare ciò che c’è, ad immaginare ciò che non c’è. Il punto di partenza dell’elaborato è rappresentato dalle fotografie di Ghirri: nelle sue prime fotografie, scattate negli anni ’70, dal carattere spiccatamente pop, notiamo come fin dall’inizio il fotografo emiliano sia interessato ai particolari, a tutto ciò che è frammentario e all’infinita diversità dei punti nello spazio. Ghirri, inoltre, riesce a farsi precursore di un nuovo modo di guardare all’architettura, la quale, abbinata al paesaggio, si configura come un soggetto privilegiato.
In particolar modo, nella serie “Il paese dei balocchi” (1972-79) notiamo come Ghirri riesca a mettere in crisi la percezione di realtà e illusione, restituendoci come reale la copia in cera di un’immagine estratta da un dipinto. Proprio dal concetto di realtà e illusione e da quest’ultima serie di fotografie deriva l’intuizione di mettere a confronto il fotografo con l’illustratore francese Moebius. Difatti, proprio come accade nelle fotografie di Ghirri, nelle illustrazioni di Moebius è possibile ritrovare la capacità di narrare ed emozionare il pubblico grazie alla rappresentazione di paesaggi desolati, ma non solo: si tratta di panorami essenziali, terre di assenze, rappresentazioni dell’idea del vuoto, ma allo stesso tempo di rappresentazione di stati onirici e visionari, territori dell’ombra e della fantasia assoluta. Il concetto di realtà misto ad illusione ritorna, dunque, nelle ambientazioni fantascientifiche dell’autore francese, dove spiccano le forti componenti simboliche e surreali, abbinate ad un uso delicato del colore. In copertina e a sinistra, due immagini simboliche: in primis, il particolare della stella fotografata da Ghirri, contornata da un cielo azzurro terso, che rimanda ai cristalli disegnati da Moebius nel bel mezzo di un paesaggio desolato. Tali particolari, estrapolati dal contesto dell’intera opera, ricalcano la commistione tra realtà ed illusione, che stupisce lo spettatore. I paesaggi raffigurati, i colori tenui utilizzati, il senso di stupore già citato, che è quasi un sentore di smarrimento per lo spettatore, sono elementi di due poetiche tanto lontane quanto vicine, entrambe rappresentative di un desiderio di evasione dalla realtà: il desiderio di Ghirri, di “contenere tutte le immagini del mondo” dalla luna, il desiderio di Giraud, di farlo da mondi nuovi ed inesplorati.



Luigi Ghirri, Ile Rousse, 1976



ISIA URBINO
A.A. 2017/2018

COMUNICAZIONE E DESIGN PER L'EDITORIA
PROF. LUCIA MIODINI E SILVANA SOLA




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