Soggetti imprevisti ©Emanuela Rescigno

Soggetti imprevisti
Ripensare i diritti, per ripensare noi stessi
© Emanuela Rescigno

“Ai fratelli italiani,
Cari fratelli e sorelle italiani,
Se avete fame oggi; se siete senza lavoro; se siete diventati poveri
Noi neri; noi Africani
Non siamo colpevoli; non siamo responsabili delle vostre rogne
Cercate i responsabili da Sarkozy il Francese o Berlusconi l’Italiano
Alleati hanno bombardato la Libia e il resto dell’Africa
Se le vostre bombe cadessero in Italia cosa farete?
Dov’è la colpa di Diene Idy?
Il fatto di essere nero
Essere nero è un reato in Italia
Basta; basta, basta!!!!!”

Così recitava un foglio stampato, poggiato sul parapetto del ponte Amerigo Vespucci, all’ angolo in cui Idy Diene, senegalese, è stato sparato a morte da un pensionato italiano il 5 marzo 2018 a Firenze. “Essere neri in Italia è reato”. E’ ciò che si gridava durante il corteo in commemorazione del lavoratore ambulante residente a Novoli. Essere neri in Italia è qualcosa fuori dalla norma, è qualcosa di cui aver paura quando cammini per strada, dicevano gli occhi degli uomini e delle donne fianco a fianco per le strade fiorentine. Sommerse dal genocidio del Mediterraneo, la negritudine di quelle morti scivola lungo le carni perlate della vecchia Europa. Il ritorno della colonia con un salvagente arancione nei confini dell’Occidente distrugge e ricostruisce il sistema di valori universali dello Stato sociale, già messo in discussione dalla crisi economica. Come cambia
la distribuzione dei diritti basilari? Chi è portatore legittimo dei requisiti necessari per l’accesso a quell’ impalcatura di garanzie, rappresentata dalla cittadinanza? “In fondo i cinque milioni di cittadini stranieri in Italia, mica possono andare a votare”, faceva notare in una chiacchiera un amico. Cinque milioni di non-cittadini, di non aventi diritto di voto, che vivono in un limbo normativo di non riconoscimento e in un contesto quotidiano di segregazione lavorativa, abitativa, sanitaria, educativa. Cinque milioni di soggetti imprevisti, per parafrasare Carla Lonzi. Ri-articolare il concetto di “diritto”, ripensarlo attorno alle differenze espresse da società sempre più multiculturali. Ripensare noi stessi in relazione all’ altro. Osservare partecipando per cogliere lo sguardo che non viene colto, per lasciar parlare e non prendere parola. Essere parte. Camminare insieme interrogando le radici delle nostre identità. Avviare l’ingranaggio collettivo della memoria per rammentare la casa in cui siamo cresciuti. Aprire il nostro senso al godimento dell’altro. “Diritti senza confini”, come principio di non-perimetrazione dell’essere umano all’ interno di barriere simboliche, normative, quando non materiali, di filo spinato e reti, di terra e di acqua.

A Idy, padre, marito, fratello, figlio, vittima di violenza razzista. 

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