Seta. Da un racconto di Alessandro Baricco
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Era d'altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.
Seduto di fronte a lui, Hervé Joncour, con una sigaretta spenta tra le labbra, ascoltava, immobile. Come otto anni prima, lasciava che quell'uomo gli riscrivesse ordinatamente il destino. La sua voce gli arrivava debole e nitida, sincopata dai periodici sorsi di Pernod.
A piedi, percorrendo strade secondarie, attraversò le province di Ishikawa, Toyama, Niigata, entrò in quella di Fukushima e raggiunse la città di Shirakawa, la aggirò sul lato est, aspettò due giorni un uomo vestito di nero che lo bendò e lo portò in un villaggio sulle colline dove trascorse una notte e il mattino dopo trattò l'acquisto delle uova con un uomo che non parlava e che aveva il volto coperto da un velo di seta. Nera.
Hervé Joncour non aspettò nemmeno la risposta. Si alzò, fece qualche passo indietro, poi si inchinò. L'ultima cosa che vide, prima di uscire, furono gli occhi di lei, fissi sui suoi, perfettamente muti.
Hervé Joncour stette per un po'  con lo sguardo puntato verso il parco che non c'era. Poi fece una cosa che non aveva mai fatto.
- Io andrò in Giappone, Baldabiou.
Disse.
Vagò per giorni, fino a quando non riconobbe un fiume, e poi un bosco, e poi una srada. Alla fine della strada trovò il villaggio di Hara Kei: completamente bruciato: case, alberi, tutto.
Per quattro giorni continuò a fare la sua vita, senza mutare nulla nei riti prudenti delle sue giornate. La mattina del quinto giorno indossò un elegante completo grigio e partì per Nimes. Disse che sarebbe tornato prima di sera.
Due mesi e undici giorni dopo la morte di Hélène accadde a Hervé Joncour di recarsi al cimitero, e di trovare, accanto alle rose che ogni settimana deponeva sulla tomba della moglie, una coroncina di minuscoli fiori blu.
- Quella lettera la scrisse Hélène.
Silenzio.
- L'aveva già scritta quando venne da me. Mi chiese di copiarla, in giapponese. E io lo feci. E' la verità.
Hervé Joncour capì in quell'istante che avrebbe continuato a sentire quelle parole per tutta la vita.
Ogni tanto, nelle giornata di vento, scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacchè, disegnato sull'acqua, gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.