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    Lucrezia, una donna il cui volto appartiene alla storia del quartiere romano di Lunghezza, è ritratta con le parole che Tito Livio le attribuisce in punto di morte, prima che si pugnalasse dopo esser stata violentata da Sesto Tarquinio. Read Less
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Lucrezia, una donna il cui volto appartiene alla storia del quartiere romano di Lunghezza, è ritratta con le parole che Tito Livio le attribuisce in punto di morte, prima che si pugnalasse dopo esser stata violentata da Sesto Tarquinio.

"E da oggi in poi, più nessuna donna, dopo l'esempio di Lucrezia, vivrà nel disonore" (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. I, capoverso 58).

Il corpo di un serpente, sviluppandosi dalla coda alla testa, si snoda e si contrae fino ad incorniciare il volto della donna. Serpente con valenza simbolica sfaccettata: è il riferimento a "questo covo di vipere in cui lottiamo solo per sopravvivere", per parafrasare il testo di una canzone, quello stesso covo di vipere in cui si è ritrovata Lucrezia; è il simbolo delle malelingue che ieri come oggi sono sempre pronte a processare e giustiziare; infine è il segno di quel peccato originale di cui le donne portano il marchio e il peso culturale. Il volto di Lucrezia, però è sereno e guarda in alto, verso la luna e forse verso se stessa, luce al centro del disegno e voce nella storia, mentre il serpente, alla fine, non è che un vago contorno frastagliato.

Parco della sanitaria in Via Medail, Roma Est, Lunghezza.
HateRisk.
"E da oggi in poi, più nessuna donna, dopo l'esempio di Lucrezia, vivrà nel disonore" (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. I, capoverso 58).
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