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    La memoria del passato per creare il futuro. Tutto quello che si è perso. La fatica nel ritrovarlo. L’esistente punto fermo da cui partire. Per c… Read More
    La memoria del passato per creare il futuro. Tutto quello che si è perso. La fatica nel ritrovarlo. L’esistente punto fermo da cui partire. Per creare la nuova vita. La lontananza nostalgica utopica futura. Ispirato dall’omonima opera del Maestro Luigi Nono. Grazie a “Die” di Iosonouncane (LNUF – Die) e “Univrs” di Alva Noto (LNUF – Univrs). - - - “La lontananza nostalgica utopica futura” è un progetto di Paolo Angus Carta realizzato tra il 2013 e il 2015. Questa è solo la Parte Prima. Grazie. - - - “La lontananza nostalgica utopica futura” nasce in principio con altro nome: “How to disappear” (Come scomparire). Molto presto questo nome temporaneo è stato abbandonato. “La lontananza nostalgica utopica futura” prende vita negli ultimi mesi dell’anno 2013 e conclude la sua prima parte a fine anno 2015. Ispirata dall’omonima opera del Maestro Luigi Nono, prende spunto dal concetto sviluppato dal Maestro nella sua ultima opera (datata 1989): operare e sperimentare all’interno di spazio - tempo - suono. Nel mio caso ho operato principalmente sul concetto di spazio - tempo, prendendo spunto dal suono della medesima opera di Nono, di Alva Noto in “Univrs” e di Iosonouncane in “Die”. “La lontananza nostalgica utopica futura” trae iniziale spunto dal titolo dell’opera di Nono: la lontananza come visione lontana del passato, quanto già vissuto e in seguito recuperato come tesoro ed esperienza di vita; nostalgica perché il passato è in talune occasioni, per via della memoria, nostalgico (e spesso oltremodo romantico); utopica perché è mera utopia pensare che quanto vissuto possa tornare ad esistere identico e immutabile; essendo passato esso può esser solo sorta di ricordo e al tempo stesso ispirazione per il futuro; futura perché il termine lega la possibilità di ricordare quanto vissuto (esperienza), per poter creare un nuovo corso operando sul presente. Partendo dal presupposto di usare delle immagini su cui intervenire digitalmente con segni grafici, ho fotografato tutta una serie di luoghi della Sardegna ottenendo un totale di circa 800 fotografie. Come per tutti i miei progetti, l’investigazione dei luoghi visitati parte dall’idea ben precisa di guardare dentro me stesso (oltre che verso l’esterno). L’esterno inteso come luoghi che in questo caso, come accaduto per alcuni progetti precedenti, riguardano la Sardegna (luogo dove vivo da oltre 40 anni) ma non necessariamente possano e debbano essere concettualmente limitati all’isola in questione. La Sardegna è il luogo dove posso confrontare la mia vita: l’isola viene usata quindi in quanto tale e nulla più (nel senso che “La lontananza nostalgica utopica futura“ non è un progetto sulla Sardegna ma al contrario la Sardegna è servita per fare come sempre un progetto / ricerca su me stesso). Il motivo di un percorso di questo tipo parte dalla necessità di capire la crisi sociale (mentale / attitudinale) che stiamo vivendo da diversi anni, ottenendo per reazione la volontà di vedere, o meglio comprendere, quali sono le possibilità e vie di uscita da tale crisi. Mi è sembrato da subito chiaro investigare sul passato e facendone tesoro operare sul presente poter costruire qualcosa di nuovo (e se non completamente nuovo che potesse servirmi come nuova direzione). La visita e lo studio di tutta una serie di luoghi sono stati molto utili per questa ricerca. Ricerca del passato, di quanto ci appartiene come memoria storica (nel caso della Sardegna dicasi anche Etnia) e ricerca di quanto rimane di tale passato. Quanto tale passato ci appartiene per solo mero orgoglio e quanto invece si è tenuto in considerazione come vera esperienza non solo da conservare, ma da usare come nuovo mezzo di confronto con quanto si vive nel periodo contemporaneo. Quell’esperienza che deve fornire chiavi di lettura sempre migliori per operare nel presente, giorno dopo giorno. L’esperienza quindi non come fattore nostalgico (che non potrà quindi tornare in vita, per cui utopica) ma come vero tesoro storico, sociale, civile e concettuale da cui apprendere e poter applicare, ove possibile. Da qui: la memoria del passato per creare il futuro. La ricerca, lo studio e l’investigazione non ha fornito risposte definite, o meglio ne ha fornito una: siamo solo ed esclusivamente noi esseri umani a decidere del nostro destino. Ciò non significa scartare / abbandonare l’idea soprannaturale divina (qualsiasi essa sia), ma fermarsi all’essere umano in quanto solo il suo operato potrà cambiare, modificare e soprattutto creare dando direzione all’incedere della storia. Il progetto realizzato vede la creazione di 18 quadri singoli - 8 quadri comuni. L’insieme non fornisce risposte: non ho velleità, intelligenza superiore ne adeguato talento per fornire risposte o presunte tali, e nemmeno era ed è il mio scopo darne. Il progetto nel suo insieme porta semmai diversi spunti di riflessione: - Il punto di partenza e la sua possibile applicazione futura. - La necessità di andar oltre l’isolamento mentale che ci ostiniamo a non voler modificare (forse già solo comprendere). - La possibilità di affrontare condizioni precarie per trarne vantaggio verso una nuova visione della vita. - La distruzione e incuria, nei rapporti sociali e non solo, di quanto ci circonda con risultati opprimenti che determinano egoismo, asocialità, superficialità. - La costruzione di nuovi percorsi, soprattutto la presa coscienza di poter affrontare la paura dell’ignoto per poter realizzare nuove direzioni e processi di vitali. A discapito di quanto forse potrebbe sembrare, “La lontananza nostalgica utopica futura” è un progetto ottimista. Un insieme di possibili condizioni che possono essere realizzate se solo si osserva oltre la propria vita quotidiana, se mentalmente ci si pone in modo differente nei confronti di quanto ci circonda e si cercano nuovi, o diversi, sistemi di costruzione del futuro. Il progetto, questa prima fase almeno, non prevede la raffigurazione di esseri umani nelle opere (l’unico essere “vivente” è un cane, raffigurato non a caso). Il mio autoritratto è solo la volontà di voler operare con questa tecnica di confronto: nessun ego più o meno nascosto, anzi l’opposto. Non so quanto possa esser riuscito a esternare adeguatamente il mio pensiero nell’esecuzione dei quadri, o almeno in questa prima parte della mia ricerca e del progetto, tuttavia mi ritengo molto soddisfatto di quanto eseguito in questi due anni e del risultato finale ottenuto. Paolo Angus Carta 2015 Read Less
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La memoria del passato per creare il futuro.
Tutto quello che si è perso.
La fatica nel ritrovarlo.
L’esistente punto fermo da cui partire.
Per creare la nuova vita.
 
La lontananza nostalgica utopica futura.
Ispirato dall’omonima opera del Maestro Luigi Nono.
Grazie a “Die” di Iosonouncane (LNUF – Die) e “Univrs” di Alva Noto (LNUF – Univrs).
 
Paolo Angus Carta
(2013 / 2015)
 
La lontananza nostalgica utopica futura.
Digital print on canvas - cm. 80x93
(2014)
 
 
UNIVRS.
Digital print on canvas - cm. 85x85
(2014)
 
 
LNFU / HAL
Digital print on canvas - cm. 30x30 x 4
(2015)
 
 
LNFU / NUC
Digital print on canvas - cm. 30x30 x 4
(2014)
 
LNFU - VEH
Digital print on canvas - cm. 60x60
(2014)
 
 
LNFU - NAV
Digital print on canvas - cm. 60x60
(2014)
 
 
LNFU - FLX
Digital print on canvas - cm. 60x60
(2014)
 
 
LNFU - LIF
Digital print on canvas - cm. 60x60
(2014)
 
 
DIE.
Digital print on canvas - cm. 60x90
(2015)
 
 
SP.
Digital print on canvas - cm. 30x30
(2013)
 
 
CLEO.
Digital print on forex - cm. 137x105
(2014)