Il video, realizzato durante il workshop "Urban Walls", in collaborazione con Raffaella Perrone e Pau Alekumsalam dall'Università ELISAVA di Barcellona, con l'obiettivo di riflettere sul significato del muro all'interno della città e sperimentarne i limiti e le potenzialità attraverso interventi provocatori, è stato certamente un primo passo molto importante per addentrarci su un tema complesso e dalle mille sfaccettature, dimostrandoci come sia impossibile tracciare una linea netta che divida ciò che è legale da ciò che invece non lo è.Girovagando per le vie di Bolzano, il muro che ha maggiormente catturato la nostra attenzione è stato un muro all'interno di un parcheggio sotterraneo nei pressi del centro. Il parcheggio, utilizzato sia da residenti con un particolare abbonamento mensile o annuale e sia da turisti e visitatori, è a pagamento e soggetto ad una serie di regole, sia per quanto ne riguarda la circolazione e sistemazione delle automobili, sia per quanto riguarda determinate attività che non si possono svolgere al suo interno (Es. depositare merce di alcun tipo)
In particolare la parete si trova in uno spazio circoscritto del parcheggio, utilizzato per l'aerazione grazie alla presenza di una finestra a bocca di lupo, che ne permette una particolare illuminazione nei vari momenti della giornata. Abbiamo dunque deciso di prendere in considerazione il muro nella sua tridimensionalità, dal momento in cui crea questo piccolo spazio in cui è ovviamente vietato parcheggiare e quindi inutilizzato e anche ignorato dagli utenti del parcheggio.
Il nostro scopo era quello di trasformare questo spazio in una sorta di palcoscenico in cui mettere in atto una performance tale quale da rompere completamente con gli schemi e che agli occhi della gente risultasse inaspettata e curiosa, dimostrando come uno spazio pubblico e convenzionale possa essere reinventato attraverso un intervento mirato illegale.
Un parcheggio pubblico rappresenta un luogo molto frequentato all'interno di una città, tuttavia, specialmente se sotterraneo, spesso incute un certo timore suggerendo una sensazione di disagio o addirittura paura. Allo stesso tempo si tratta comunque di un luogo in cui vigono norme severe, sia per quanto riguarda il regolamento stradale e la viabilità, sia la sorveglianza attraverso telecamere o security. È quindi uno spazio in cui il confine tra sicurezza e insicurezza finisce per sfumarsi dando vita ad impressioni inconsce nei visitatori. Giocando su questa ambivalenza abbiamo deciso di stupire ed incuriosire i passanti, trasformandoli in spettatori attivi che interagiscono più o meno con gli attori. Nel video abbiamo voluto riprendere soprattutto le reazioni delle persone esterne alla performance, da quelle più incuriosite di chi si fermava a chiedere cosa stesse accadendo, a quelle più timorose, di coloro che probabilmente pensavano si trattasse di un video o pubblicità realizzate da professionisti e che cercano di passare inosservate. Anche la security, scesa per visionare ciò che stava accadendo, credeva appunto che si trattasse di un video a scopo commerciale, soprattutto grazie all'attrezzatura tecnica di cui disponevamo e il setting curato nei dettagli e, contrariamente alle nostre aspettative, non ha richiesto  noi alcun tipo di autorizzazione. Pertanto gli oggetti da noi utilizzati, a partire dall’attrezzatura professionale fino agli abiti curati nei dettagli, così come la presenza di una piccola orchestra classica e oggetti raffinati per apparecchiare la tavola, sono stati fondamentali per dare questa idea di professionalità, che ci ha anche permesso di svolgere la nostra performance senza venire sollecitati ad andarcene dalla security. Anche la musica dal vivo è fondamentale all'interno della scena, interrompendo quella che è la monotonia ed il silenzio del parcheggio e attirando ancor di più l'attenzione dei suoi utenti.
Di fatto quel che abbiamo organizzato è stata una performance illegale, in quanto nel parcheggio non è consentito trasportare e depositare oggetti, tuttavia essendo queste norme molto vaghe e imprecise, potremmo dichiarare di non essere andate contro alcuna di esse. Così come accade in moltissimi altri contesti, illegalità e legalità dimostrano di essere due mondi che spesso si intersecano tra loro, con un confine sfumato e poco riconoscibile. Nonostante avessimo dato vita ad un evento/performance in un luogo pubblico, prive di alcun tipo di autorizzazione (la stessa che necessitano i musicisti, artisti e venditori di strada per esempio), nessun passante si è fermato per chiedercela, neppure la security, erano tutti piuttosto incuriositi dal fatto che potesse essere qualcosa legato al mondo della televisione o della pubblicitaria.
Attraverso questa esperienza abbiamo anche compreso quanto uno spazio fisico, non sia necessariamente un limite, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di nuovo: non solo una performance ma anche una reazione, uno rovesciamento, una novità che permette l'interazione tra i partecipanti, sia interni che esterni. Nel nostro caso, in particolare, le pareti di questo spazio delimitano un luogo in cui vigono delle norme , non sempre troppo specifiche, ma che siamo comunque riuscite ad aggirare ampliando il nostro raggio d'azione, rompendo comunque le regole.
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Alice Dal Ferro

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Video realizzato per il Workshop "Urban Wall" in collaborazione con l'università di Elisava
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