INDIE_Considerazioni sull'editoria indipendente
IT | Consideriamo editoria indipendente tutte quelle imprese che fanno del libro il proprio mezzo di divulgazione culturale e che non rientrano nei grossi gruppi editoriali. L’editoria libraria di larga scala è oggi un’impresa crossmediale di consumo epilettico del libro. Questo vuol dire che è inserita in un mercato vorace di prodotti che seguono e dettano tendenze e che quindi si lega alla cultura di massa facendo del libro un bene con data di scadenza.
L’editoria indipendente è fuori da questo giro sbronzo di capitali, voracità e oblio. Ha tempi più lenti di assimilazione, produzione e direi fermentazione. Ha sicuramente capitali e tirature più basse e purtroppo visibilità ridotta. Ma se la cura editoriale è di qualità, l'editore avrà di sicuro il suo piccolo, a volte piccolissimo, pubblico.
Non tutta l’editoria indipendente è infatti di ottima qualità. Per essere tale non basta autocelebrarsi in questi termini, ma compiere un atto di grande responsabilità verso la collettività perché, se si sceglie qualcosa e qualcuno da pubblicare, lo si fa in funzione di riflessioni e volontà di condivisione di un punto di vista, il proprio per contribuire ad ampliare un dibatto a fornire nuove riflessioni o spunti di partenza.
All’interno di questo grande bacino vi sono quei progetti denominati micro-editoria, piccola editoria e media-editoria, definite così in base alla potenzialità economica e alle tirature. C’è poi un altro sottoinsieme della micro-editoria che è quello dell’esoeditoria cioè di quei progetti che non hanno nessun intento, se non veramente minimo, di guadagno, e che si configurano come lavori di ricerca di cui il libro ne è il mezzo eletto. Di solito sono prodotti handmade che ricercano nella tradizione artigianale una nuova progettualità e di certo una nuova estetica, pur non sottraendosi quasi mai ai nuovi mezzi di comunicazione poiché altrimenti risulterebbero operazioni anacronistiche e stantie. Il digitale è anzi un fondamentale strumento per ampliare la rete di collaborazioni e per allargare il dibattito nello spazio intangibile del web che può arrivare praticamente ovunque senza confini di sorta. Per quanto piccole, queste micro imprese editoriali hanno contribuito da sempre ad un dibattito più ampio sulla ricerca estetica e contenutistica e per una libera interpretazione dell’oggetto-libro.
Eccoci ad un altro nodo cruciale della mia ricerca. La figura del graphic designer. Essa risulta particolarmente complessa in un ambito come quello dell’editoria indipendente dove o è assente del tutto, in quei progetti dove la cura del prodotto si limita al contenuto e dove l’aspetto formale è demandato ad una sorta di grafica intuitiva che non contempla alcuna progettualità né continuità; oppure è una figura ibrida, una sorta di factotum di sè stesso per cui all’interno di queste micro imprese il grafico è ad un tempo editore, redattore, impaginatore, correttore di bozze. Ciò su cui mi interessa riflettere è la sua relazione con il testo e con il proprio lavoro in quanto traduzione visiva di un pensiero altrui. Nel compito della trasmissione di un’informazione può sottendere una nota di soggettività o gli è negata per natura? Il graphic designer può essere autore al pari dell’artista e se si con quali limitazioni? Ovviamente la questione è più che aperta e il termine autore soffre di un’aporia interpretativa che probabilmente non verrà mai meno. Tuttavia è bene riflettere sulla questione poiché se come Steiner consideriamo il grafico come redattore, cioè come produttore di senso e contenuti oltre che di forma, il suo lavoro assume uno spessore culturale infinitamente più ampio rispetto a quello che si è soliti attribuirgli. Ecco perché è importante riconsiderare la questione e riflettere sul suo ruolo.
Per portare avanti la mia ricerca mi sono avvalsa della collaborazione di alcune realtà indipendenti puntando l'obiettivo soprattutto sul quel territorio acerbo d'esperienze indie quale è la Sicilia. Le interviste incrociato il testo, riportando la voce quei progetti che a livelli diversi si occupano del dibattito attorno al libro. 


EN | Publishing on a large scale is nowadays a big cross-media enterprise aimed to a sort of epileptic consumption of books. It results that publishing is to be found in a very ravenous market of products that follow and influence trends, and therefore it is connected to mass culture, making books market products with an expiring date.
Independent publishing has nothing to do with this whirling circulation of capital. It has slower times of – i would say – fermentation, production and assimilation. It has certainly economic resources and short-run and, unfortunately, reduced visibility. But if publishing care is of excellent quality, publishers will have certainly their small groups of followers.
 
To be a good indie publisher, auto-celebrating yourself is not as enough as making an act of great responsibility towards the community. 
The term independent publishing includes all the projects known as micro, small and middle publishing, according to their economical power and their run. There is another subset, the so-called underground press (esoeditoria in Italian), that concerns a range of projects that, most of the times, do not have any economical purpose and are very experimental, focusing on the book as a privileged medium of expression and spread of culture.
 
Today the figure of the graphic designer is particularly complex especially in a field such as independent publishing, in which, very often, this professional figure doesn't have any particular relevance as the care of product is limited to the content of the book rather than to its graphic project as content itself, and the formal aspects are delegated to a sort of intuitive graphic design that does not contain any planning or continuity.
In other cases the graphic designer is a hybrid figure, a sort of factotum of himself that is either graphic designer, publisher, editor, typesetter, or proofreader.
I'm interested in the relationship between the text of a book and the graphic designer's work as a sort of visual translation of someone's thoughts. In the task of transmission of information, is it possible to maintain a subjective vision or is it denied by nature? Can the term 'authorship' be applied to the graphic designer's work as we do with the artist? And if it is possible, has the graphic designer – author any limitations?
This issue is obliviously open, and the term author suffers of an interpretative aporia that will probably never fall down. However, it is important to reflect on it because if we consider, as Albe Steiner has done, the graphic designer as an editor, that is a producer of meaning and content as well as form, his work assumes larger cultural importance than one normally considers. That is why it is important to reconsider the question and reflect on its implicatures.
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Progetto di tesi volto ad esaminare a grandi linee il mondo l'editoria indipendente in Italia. Per portare avanti la mia ricerca mi sono avvalsa Read More
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