Esco dal lavoro.
Vedo quella pubblicità sul palazzo da mesi ormai. Non l'hanno ancora cambiata. 
Lavoro nella cucina di un fast-food e ogni volta che esco da lì puzzo di pesce fritto. 
Ho pensato di cambiare lavoro più di una volta, poi alla fine non ho mai avuto le palle di farlo. 
Non è un gran lavoro, ma la paga è buona.
Prendo il bus, il solito da 5 anni.
Non c'è nessuno. C'è solo un ragazzo che ascolta l'iPod.
 
Passo di fianco al solito casino, i soliti turisti, il solito tutto.
Scendo dal bus, cammino guardando per terra, decido di fare una deviazione.
Non mi va di rientrare a casa.
Mia madre inizierà a fare domande.
Attraverso il mio quartiere. C'è Mark che spazza via le foglie.
E' sicuramente lui. 
Mi va una passeggiata, ho deciso così, ok? 
Forse la puzza di pesce fritto se ne andrà.
Allungo la strada, passo dal parco, l'erba è umida, c'è nebbia.
Mi siedo un attimo. 
 
-
 
Penso che potrei andare in spiaggia.
Decido di andarci. 
C'è la solita nebbia del cazzo e la solita gente che porta in giro il cane.
 
 
Mia nonna mi portava sempre alla serra quando ero piccolo. 
Mi ripeteva centinaia di volte i nomi delle piante.
Non me ne sono mai ricordato uno.
Per me sono tutti uguali.
 
 
Cammino per ore. Passo di fianco a casa della mia ex.
Sono le 8, ho fame. E' venerdì sera e sono da solo. 
C'è questa luce dorata del cazzo e troppa fila davanti il bar.
C'è sempre più gente in giro.
Tutti felici. 
Tutti in vacanza.
Io non mi faccio una vacanza da 4 anni. Da quando mi ha mollato Jess.
 
 
Non mi va di pensarci.
Forse è meglio che beva qualcosa. 
Odio essere uno sfigato che beve in un bar da solo.
 
 
La barista mi chiede cosa voglio.
Fai tu, le dico.
Ho ancora la divisa da lavoro. Mi ero dimenticato di averla addosso.
Ho un granchio cucino sul taschino.
 
Si siedono di fianco a me due ragazzi.
Credo siano francesi. Mi chiedono cosa bevo.
Me ne offrono un altro.
Un altro ancora.
Un altro.
 
Sembrano simpatici, ma non capisco molto quello che dicono. 
Ho la testa pesante.
Inizio ad essere stanco.
 
Mi sveglio per un attimo.
Sono seduto su una sedia in un ristorante italiano.
Non c'è nessuno.
 
 
Il letto non è il mio e non riconosco la zona. Ho mal di testa.
Mi faccio una doccia ed esco dalla stanza.  Sono in un motel. 
Sembra un posto di mare. Sento i gabbiani.
 
 
Prendo una strada qualsiasi e cammino per qualche minuto.
Vedo passare uno scuolabus. Penso a mia sorella più piccola.
 
 
Sento delle voci in lontananza. Le seguo. Vedo dei bambini passare.
C'è gente in bicicletta. 
Vedo una spiaggia.
C'è il sole, è domenica.
Mi siedo.
Fra mezz'ora inizia il mio turno di lavoro. 
Tagliare cipolle, friggere patate, spolpare granchi. 
Guardo per un attimo la divisa piegata di fianco a me.
 
Penso che dovrei cambiare lavoro. Magari domani. 
Oggi è una bella giornata. 
 
 
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