7 Giorni sul tetto
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Un esperimento di scrittura e disegno creativo: Una scrittrice e un illustratore, un testo al giorno e un illustrazione al giorno per 7 giorni in un botta e risposta tra lettere e forme disegnate su un foglio. Questo esperimento si chiama "CI vediamo Presto", i testi sono di Sara Trofa. Read Less
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7 GIORNI
Un esperimento di scrittura e disegno creativo:
Una scrittrice e un illustratore, un testo al giorno e un illustrazione al giorno per 7 giorni in un botta e risposta tra lettere e forme disegnate su un foglio.
Questo esperimento si chiama "CI vediamo Presto", i testi sono di Sara Trofa.
 
Cercavo la delicatezza ma non l'ho trovata. Non era fra le coperte, non era dietro le tende, non era nell'angolo stretto fra la porta aperta e la parete, così sono venuto sul tetto e resterò qui. Resterò qui a lungo, forse per sempre.
I merli mi faranno compagnia. Lei perde le sue piume o forse le regala, le disperde per chi ne avrà una sorpresa. Lui sembra non capire e non smette un attimo di guardarla sparire e riapparire attraverso il fumo.
Una cosa però lui capisce, e anche io: che quello non è fumo di legna, non è betulla, non è ciliegio, non è acero. Non è nemmeno il fumo di un libro, non è il fumo di una volpe impagliata, non è il fumo di un foglio stropicciato, riaperto e poi stropicciato di nuovo. Non è fumo che abbiamo conosciuto. Che cos'è?

Ma da quassù mi sembra quasi di vedere il mare e questo, per oggi, mi basta.
Tra me e quel mare c'è un altro palazzo che sbraita fumo ma è un fumo che so, lo conosco. È fatto di ferocia e di amore fino alle viscere. Lì dentro vivono solo in due, per l'intero palazzo. La gente racconta che sono pazzi: lui cambia appartamento quando meno lei se lo aspetta, e così fa anche lei: si danno la caccia, corrono, serrano, si affacciano. Non accendono mai la luce, loro non si guardano, si fiutano.

Ma quello non è ciò che cerco. Così me ne stavo qui sul mio di tetto a fissare il mare. È un mare che se ne infischia del colore del cielo, vuole essere com'è: nero, e per questo mi piace ancora di più, mi ipnotizza. Voglio confondermi con lui e delicatamente respirargli dentro.

Pensavo così quando il fumo della mia casa mi ha preso come la merla facendomi sparire e quando sono riapparso ero qua sotto. Sotto il mare!

"Sei tu l'uomo che cerca la delicatezza?"
"Chi sei?"
"Sei tu l'uomo che cerca la delicatezza?"

Finalmente ho risposto di sì, ma ero distratto dalla fila di case che avevo difronte, sembrava una piccola barriera, una stramba muraglia senza fine. 
Non c'era nient'altro lì sotto, un pesce, una roccia, un relitto...: solo questa lunga fila di case tutte uguali e con i camini fumanti di fumi tutti diversi. Ma una non fumava, ed è proprio lì davanti che la corrente mi ha spinto. Mi sono avvicinato al campanello e ho letto: "L'uomo che cerca la delicatezza".

Ero io? Era la mia casa sotto il mare? Non ho osato entrare, ho aspettato.
Sul campanello della casa accanto c'era scritto: "La donna che cerca il mare". Il campanello dopo indicava: "L'uomo che cerca le parole", e poi ancora "L'uomo che cerca la leggerezza".
Chi erano queste persone?

Mi ero avvicinato ad un altro campanello per leggere bene il nome, che era scritto un po' più piccolo, quando la porta si è aperta: "Buongiorno, io sono la donna che cerca se stessa. La prego, si accomodi. Voglio mostrarle una cosa." 
"Lo vede?"
"Che cosa?" avrei voluto rispondere, smarrito.
"Lo vede? Guardi bene".
"Dove?"
"Qui, proprio qui, su, non è mica invisibile".
"Il neo?"
"Ma no... lì a fianco!"
"..."
"Si avvicini, non abbia paura".

La donna che cercava se stessa aveva un buchino in fronte, esattamente a metà strada fra il sopracciglio destro e l'attaccatura del naso.
"Stavo giocando a nascondino quando è accaduto. I miei compagni non mi avrebbero scovata e probabilmente avrei vinto la partita se non fosse stato per la puntura. 
Io non l'ho visto ma i medici hanno dedotto che fosse un insetto molto grande e tossico. Eppure io dico che è tutta altra storia...
Da lì in poi ho cominciato a sentirmi strana, mi mancava qualcosa, un pezzo. Mi mancava la chiave di volta e tuttora mi manca: mi manco io.

Forse sto ancora giocando a nascondino?

Il pino dietro cui ero nascosta dava tre gocce di resina al giorno, io ci posavo sopra le mani, mentre la testa sbirciava al di là per controllare se mi trovavano, e poi non riuscivo più a togliermi quell'attaccaticcio dalle dita. Erano garantite mani incredibilmente profumate e appiccicose fino a sera: con quelle avrei potuto catturare di tutto! Mosche, quadrifogli, ranocchie, piume al vento, petali, letterine d'amore, diari segreti.

Ma adesso dove sono?"

Lei ha smesso di parlare e la casa ha cominciato a barcollare: ci agitava come una sorpresa dentro un pacco regalo, ci sballottava e ci confondeva. Ci mescolava i desideri e le paure.

Quando ho ripreso i sensi, ero a terra, dolorante. Lei era sparita, la casa era sparita, il fumo nero era dappertutto.    
"Eleonora, dove sei?!"
"Eva! Evelina? Enrica!" non sapevo come si chiamasse la donna che cercava se stessa, ma aveva l'aria di una il cui nome inizia per "e".
"Emma, vieni fuori!"
"Ercolina, Elisa, Elsa!"
"Elena..."

Nessuna risposta, ma a furia di urlare avevo scacciato tutto quel fumo nero e attorno a me era solo deserto. Prima che potessi farmi un turbine di domande, la corrente era già arrivata a comandarmi: mi sentivo come un acquilone marino, come una polena da sommergibile, ero in testa alla mia sorte e non sapevo dove stavo andando.

Finchè non ci ho sbattuto il muso contro. Mi ci potevo addirittura specchiare: ero io, ero io contro un vetro di cui non scorgevo la fine e a guardar bene avevo un buchino in fronte, esattamente a metà strada fra il sopracciglio sinistro e l'attaccatura del naso.
Avanti, prego. Vieni pure su.
Ciao, ma tu lavori sempre sul tetto?
Sì, qua si respira meglio e i merli mi raccontano qualche storia.
A cosa stai lavorando adesso?
Guarda, questa sei tu.
Mi hai messa dentro un tuo libro? Che onore!
Sì, così non potrai andartene.
Ma il mio nome mica inizia per "e".
Però il tuo viso mi dice così. E poi, scusa, il tuo secondo nome non è Ermellina?
Ah già. È un nome così stupido che me ne scordo sempre.
E invece è speciale...

Beh, ma allora, dimmi: come prosegue la storia? Cos'è questo vetro? E lui la ritrova?
Non lo so: tu che dici? Vuoi qualcosa da bere?
No, grazie. Mi hai disegnata proprio bene, sai? Sono io!
Pensavo che i pesci avrebbero potuto consigliarmi, darmi qualche indizio per farlo uscire da quella situazione ma adesso non mi viene in mente nulla e la consegna è fra due giorni.

Non avrai il blocco dell'artista?

A te piacciono le lumache?
Oddio, da mangiare?
Ma no. Per farci amicizia. Hai mai fatto naso naso con una lumaca?
Guarda che le lumache non hanno il naso.
Non importa. Hanno le antenne, che sono una meraviglia!
Quando fai naso naso con una lumaca - anzi con una chiocciola, che è ancora più bello - lei si ritira subito, torna tutta in se stessa, spaventata, e anche tu hai paura perché forse non giocherà più, forse hai esagerato. Riapri gli occhi e lei è pronta, si sta allungando come una canzone lenta, lentissima e muta, che cresce verso di te. Allora ti avvicini di nuovo, perché non puoi farne a meno e...

Sì, senti, ti ho riportato la bici. Grazie per avermela prestata, va che è una meraviglia! Però adesso devo scappare, devo ancora salutare tutti e finire la valigia. Comprerò il tuo libro a Berlino, promesso. Sicuramente ci sarà anche là e così potrò vedere come finisce la storia.

Ah, ricordagli di tenere nascosto il suo cuore, o la merla glielo porterà via. 
Buone matite!
Quel segno... Elina... Enid.... 
La immaginavo navigare cercandosi e poi barcollare quando fa buio e non ci sono stelle. La immaginavo urlare "tana libera tutti" con una benda da pirata sull'occhio. La immaginavo qui, accanto a me. 
Ho soffiato leggermente sul vetro - è stata una reazione istintiva, come quando soffi sul gelato perché un'illusione ti suggerisce che scotta - e il vetro è crollato, si è disfatto in mille schegge. Ma forse non era affatto un vetro perché ora davanti a me vedevo due case. Due case familiari, erano uguali a quelle della muraglia. 
Alla porta di destra il campanello confermava: "La donna che cerca se stessa". 
Eccomi, Ester! Finalmente!

Ma non c'era: non era rintanata fra le coperte, non era nascosta dietro le tende e nemmeno nell'angolo stretto fra la porta aperta e la parete. Forse mi aspettava nell'altra casa. 
Quella era la mia, lo ripeteva il campanello, ma ho pensato ugualmente di suonare. 

E poi tutto è finito prima ancora della fine, la casa che mi aspettava era vuota, vuota di deserto e fumo, vuota di una croce al centro della stanza grande. Forse... se ci avessi soffiato contro... ma non potevo avvicinarmi alla lapide. Non volevo.  


Delicata Ermellina Possenti
1975 – 2012



E poi mi sono ricordato, da piccoli giocavamo insieme a nascondino. Adesso l'avevo trovata.
Me ne sono andato. Via. Lontanissimo.
Sul tetto. Dentro di me.
La sera è scesa in tutte le lingue del mondo e io l'ho ascoltata, l'ho imparata, l'ho ripetuta a memoria.

Ma poi qualcosa ha fatto "crick", un "crick" lieve, piccolo, che forse stava ancora sognando.

Chi sei? Sei tu? Vieni fuori?
Crick

...
...
Va bene, ti aspetto.


Vorrei che tu fossi qui, ma in effetti ci sei, nascosta, ad ascoltare il sogno di qualcosa che nasce.