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Diviso tra i percorsi fecondi, ma rarefatti del concetto (ho insegnato a lungo Filosofia) e la carica emotiva dell’immagine, con la sua promessa di immediatezza, con il suo impatto evocativo ed erotico, ho sempre trovato (cercato) nella Fotografia un punto di mediazione.

La Fotografia, infatti, quando non è la… Read More
Diviso tra i percorsi fecondi, ma rarefatti del concetto (ho insegnato a lungo Filosofia) e la carica emotiva dell’immagine, con la sua promessa di immediatezza, con il suo impatto evocativo ed erotico, ho sempre trovato (cercato) nella Fotografia un punto di mediazione.

La Fotografia, infatti, quando non è la semplice e compulsiva accumulazione di istantanee, è, dal mio punto di vista, un’attività ragionata, l’esplorazione di un linguaggio, le cui strutture hanno il potere di conferire significato a quelle che, in fondo, non sono che impressioni di luce registrate su un qualche supporto chimico o digitale.

Attraverso una vera e propria “grammatica del vedere”, di cui ricerco e sperimento continuamente le “regole” (per esempio, ricorrendo alle suggestioni del chiaroscuro, come in Femme Lisant, o combinando elementi che si offrono insieme all’occhio attento, ma che possono sfuggire allo sguardo comune), la Fotografia ha il potere di dare forma a tutto quel mondo di tensioni che nascono dal nostro incontro con la realtà esterna -il nostro stupore, la nostra indignazione, la nostra fascinazione- rendendolo così comunicabile.
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