Serie fotografica ispirata a "Guarda nel buio, com'è variopinto", raccolta di scritti del poeta cecoslovacco Karel Šebek pubblicata dalla casa editrice Il Ponte del Sale.
Nella fantasmagorica geografia mentale di Sebek la macchina da scrivere assume l'identità di un mostruoso, indomabile collaboratore. I tasti sono lame che squarciano, la tastiera è insanguinata. Scrivere è ferirsi e ferire, scardinare l'universo a colpi di machete, tracciarne la mappa violentando le tenebre del foglio bianco.
Complice, assassina e arma del delitto la Macchina è strumento di distruzione globale, mitragliatrice puntata su tutto. Insaziabile tritacarne dentro cui gettarsi, nascondersi, dentro cui morire. E risorgere moltiplicati nel testo. Forse.
A.M.
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