Un nuovo oggetto mediale non è qualcosa che rimane identico a sé stesso all’infinito, è
qualcosa
che può essere declinato in versioni molto diverse tra
loro.
I vecchi media implicavano un creatore che assemblava
manualmente una determinata sequenza la
quale veniva immagazzinata con un determinato formato in un
ordine fisso e immodificabile e da
quel master si potevano estrarre il numero di copie
desiderato, tutte identiche in accordo con la
logica della società industriale.
I nuovi media, invece, sono caratterizzati dalla variabilità, i cui sinonimi sono mutabile
e liquido.
Invece di riprodurre tante copie identiche, un nuovo oggetto
mediale riproduce tante versioni diverse e, invece di essere create
integralmente da un essere umano, queste versioni vengono spesso
assemblate da un computer (es. pagine web generate
automaticamente da un db con modelli creati
dai progettisti).
La logica dei nuovi media corrisponde alla logica postindustriale della “produzione on
demand” e alle logiche del “just
in time” (ora, adesso).
Da questo punto di vista “l’industria della cultura” (coniato da Theodor Adorno anni ’30) è
effettivamente avanzata rispetto a molti altri settori.
://Il linguaggio dei nuovi media - Lev Manovich
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