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CAPRICCI
…quelli che nel reale fantasticano.

“ tu che godi fra scheletri affondato
e fra gli emblemi più abominevoli,
per rendere i piaceri stuzzichevoli…”
Charles Baudelaire

Amir Mojtahedi è energia reale, un lettore saggio del sottile adempimento di un irriverente segno,
quasi un filo sfigurante, alcune volt… Read More
CAPRICCI
…quelli che nel reale fantasticano.

“ tu che godi fra scheletri affondato
e fra gli emblemi più abominevoli,
per rendere i piaceri stuzzichevoli…”
Charles Baudelaire

Amir Mojtahedi è energia reale, un lettore saggio del sottile adempimento di un irriverente segno,
quasi un filo sfigurante, alcune volte indeciso, impreciso, ma costantemente reattivo al patimento poetico della forma ornamentale della sua penna, del suo lieve e forte graffio che ci trasporta nel corteo dolorante delle proprie fantasticherie capricciose.
Ornamento manieristico, quasi trans-reale , appena, appena immediato e prova costante della bellezza del suo cuore.
Il modo grafico, illustrativo di Amir è inverso, al di sotto, capovolto, come una smorfia scritta dal decorato zampillo del sangue: rigoli sospesi tra la carta e lo spazio che intervalla i suoi occhi al suo desiderio di vedere e fare, per poi manifestarsi in un baleno di fiamma dove brucia la parodia dolente di uno scorticamento poetico. Illustrazioni che divergano dal reale, ma che si destreggiano nel bidimensionale sberleffo onirico della forma; un chiacchierare con essa, con un linguaggio invero-simile, o tramandato dalle penombre della storia.
Il di-segno di Amir centra e quasi lascia scorrere il bersaglio in un fluido incanalato, ornato di tutti i punti classici, anatomici, ed estetici di un coordinato vestiario fatto di membra e di plastiche muse sezionate, putrefatte dal sapore d’inchiostro e di sale-grosso.
Decoratore del sublime incanto, del rarefatto taglio inconsueto e allo stesso tempo floreale, increspato, tagliente e ordinato dall’essenza dell’orlatura della forma. Come un orafo odisseo scandaglia la linea fino a tracciare la sostanza necessaria per ridare vita all’asssenza e da quella intravedere una diversa sostanza, quel bocciolo nascente che si elicoidizza nel centro della pupilla, nell’occhio polifemico che sorveglia il lustro abbondante che hanno le cose viventi.
Amir è un raffinato illustratore che sceglie il corpo come una carcassa dissanguinata , recisa fino al midollo per trovare meglio quelle linee informali che, adeguatamente rigettate nel labirinto mnemonico della sostanza, gli rendono evidenti quei raccordi, quelle figure invitanti al disseminato terreno dell’ornamento.
Tavole distese, quasi piani obitoriali, privi di corpi,ma colmi di segni lasciati su teli bianchi che coprono i tavoli, e quei segni ci sono, sono evidenti, sono sindone evanescenti di membra e di qualcosa che non c’era, ma che adesso esiste, appare rarefatto dalla sua stessa linearità, lasciando intravedere quell’essenzialità immediata di uno sguardo inconsueto.

Massimo Innocenti Read Less
Member Since: Mar 30, 2012